Kali Biyahè

Da molti anni ormai è aperta una diatriba su cosa sia più efficace: se le arti marziali tradizionali, o i moderni sistemi di combattimento. Negli ultimi tempi era nata l'esigenza di un sistema di autodifesa che fosse semplice da imparare ed efficace. Per questo dopo qualche hanno di studio abbiamo creato il programma KALI Biyahè, ovvero un sistema di difesa personale basato sui concetti di rapidità, semplicità ed efficacia del Kali Filippino.

Il KALI Biyahè comprende lo studio di varie tecniche di percussioni (pugni e calci), ma anche di tecniche di corpo a corpo, è adatto a chiunque ed è semplice da apprendere ed inoltre cura tutti quei principi che facevano la differenza tra le arti marziali tradizionali e che sono andati persi con l'avvento di tutti i vati sistemi di combattimento moderni quali: meditazione, studio della sensibilità, studio delle linee di forza, ecc.

il kali filippino


Il 27 aprile 1521 nel conflitto che passò alla storia come Battaglia di Mactan, il Rajah locale Lapu Lapu uccise il famoso circumnavigatore del globo Ferdinando Magellano, utilizzando una lunga spada simile ad una scimitarra. Recenti ricerche sulle arti marziali filippine precoloniali hanno evidenziato l’utilizzo del termine “Kalis” per indicare la scherma con spade e bastoni. Si presume comunque che il metodo di combattimento dei guerrieri di Lapu-Lapu non fosse il Kali – Escrima – Arnis come praticato al giorno d’oggi, nel quale è evidente una certa influenza spagnola. Per dovere di cronaca si precisa anche che, secondo lo storico Ambeth Ocampo, a quel tempo Lapu Lapu aveva già oltre 70 anni e molto probabilmente non partecipò personalmente alla battaglia.

Superficialmente descritta come arte marziale armata, il Kali – Arnis – Escrima è un metodo di combattimento completo che partendo dallo studio delle armi trasferisce tecniche e movimenti al corpo a corpo conservandone inalterati principi e strategie. I settori di studio generalmente comuni alla maggior parte dei sistemi di combattimento filippini sono il bastone singolo (single stick), il doppio bastone (sinawali), il coltello, la spada y daga ed, infine, le tecniche a mani nude. In molti sistemi, oltre queste armi principali se ne studiano altre tra cui il bastone lungo (bangkaw), il machete (bolo), la lancia (sibat), la catena (kadena), la frusta (latigo), la fionda (tirador), la cerbottana (sumpitan) e non ultimo il batterfly (balisong), il famoso coltello a farfalla inventato proprio in un villaggio di Batangas, Luzon (il nome del villaggio era appunto “Balisong”) da Perfecto de Leon nel 1905.

Dall’uso delle armi deriva quindi il pugilato filippino (panantukan, suntakan, sinumbagay…), l’arte di calciare (pananjakman, sipa, panadiakan, sikaran….), la lotta in piedi (buno) e la lotta a terra (dumog).

Per perfezionare la fluidità dei movimenti, aumentare la coordinazione e migliorare i riflessi si praticano inoltre degli esercizi ciclici a coppia, detti drill. I più conosciuti sono l’Hubud–lubud (ovvero legare e slegare, o Cadena de mano), l’abecedario, la sombrada, il tapi–tapi, il numerado, il sinawali e il palis–palid.

La Difesa personale


La difesa personale comprende tecniche e strategie per la difesa dalle aggressioni, a livello fisico, psicologico e verbale. In tema di autodifesa un concetto molto importate è quello della prevenzione che serve ad evitare inutili situazioni di rischio per la persona. La difesa personale deve quindi essere vista come una cultura di prevenzione adatta a tutti. Lo studio della difesa personale ha lo scopo di aumentare la fiducia in sé stessi e di far conoscere i vari tipi di rischi e violenze.

L'attività di difesa personale parte da due filosofie essenziali:

  • essere preparati;
  • serve solo per difesa e mai per offesa (per rispettare le normative vigenti).

Nella difesa personale a differenza che negli sport da combattimento/arti marziali agonistiche:

  • non esistono tecniche proibite;
  • la durata: mentre l'allenamento sportivo prepara l'atleta ad affrontare incontri molto lunghi, suddivisi magari in più round, quello di autodifesa prepara l'allievo ad affrontare scontri che magari possono durare pochi secondi. Lo scopo non è ovviamente quello di totalizzare più punti dell'avversario, ma quello di terminare lo scontro a proprio favore e nel più breve tempo possibile.

UN SISTEMA BASATO SU TATTICHE E SCENARI

Il KALI Biyahè tende a mantenere la mente del praticante il più possibile librera di agire, è per questo che è un sistema basato sulle tattiche e non sulle tecniche.

Questo vuol dire che, il praticante, dopo aver studiato tutte le tecniche di base usate in autodifesa imparerà a rispondere agli attacchi ed alle aggressioni non secondo schemi che prevedono un sequenza di tecniche già codificata, ma imparerà alcune “tattiche” che lo lasceranno libero di eseguire le tecniche che ritiene più istintive.

Si ttratta comunque di un livello di pratica più avanzato che è raggiungibile solo dopo la maturazione delle tecniche di base.


uno sguardo all'agonismo

Sicuramente il Kali è un'arte da guerra e non uno sport da combattimento. Imbrigliare il modo di combatte filippino con delle regole di gare snaturerebbe la disciplina in sè, però è anche vero che lo sparring diventa una parte importante dell'allenamento, come fare allora? La risposta sta in un concetto: bisogna capire che il combattimento spotivo all'interno di questa disciplina è solo un esercizio che ha lo scopo di insegnare all'allievo a muoversi in combattimento, a vedersi arrivare i colpi e a superare le proprie paure. 

Per questo motivo abbiamo deciso di lasciare che gli allievi partecipino a gare con regolamenti sportivi sia armate che disrmate.